Artigianato Sardo

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Metalli                                        Ceramica                                     Tessitura                                      Pietra                                       Legno                                          Pelle                                     Cestineria

 

Per capire la natura e le caratteristiche delle arti popolari della Sardegna è  necessario rifarsi idealmente a quel lungo periodo della preistoria dell'isola, quando le genti primitive, costrette a vivere (e a sopravvivere) entro gli angusti confini di una terra povera e isolata, dovettero adattarsi alle esigenze pratiche di una vita dura con scarse risorse.

 

Geologicamente una delle terre più  antiche del mondo, l'isola fu popolata in ritardo rispetto alle altre regioni europee, in epoca neo-eneolitica, ed i suoi abitanti, prima raccoglitori e cacciatori, poi allevatori ed agricoltori, dovettero per necessità  ingegnarsi anche a produrre gli strumenti per le attività  pratiche, contando esclusivamente sulle proprie capacità.

I sardi di quell'epoca remota furono certamente abilissimi artigiani, come documentano i tanti reperti archeologici della preistoria isolana che ci inducono a credere che proprio in questo misterioso periodo si formano le matrici di un'attività "artistica", tutti quelli elementi che sono rimasti alla base delle concezioni estetiche e tecniche di un popolo prigioniero di una forma di recessione ambientale, con modesti apporti culturali esterni, portato pertanto a ripetere con esasperante monotonia i medesimi schemi dei moduli di sempre.

 

Il carattere popolaresco dell'artigianato sardo, rimasto nella sostanza immutato sino ai tempi moderni, risente di queste origini primordiali e di uno spirito di adattamento all'ambiente, di capacità di utilizzazione delle materie prime locali, di un gusto estetico che si estrinseca con la fantasia e con il rispetto di un'austerità formale, di una certa monotonia espressiva determinata dalla cristallizzazione dei motivi dominanti.

 

Nel quadro di un'economia agropastorale il lavoro degli umili ed anonimi artigiani sardi ha rappresentato sempre l'attività  manuale di larga diffusione, in pratica esercitata da tutti nei vari settori, con risultati ora modesti e poco evidenti, ora brillanti e geniali.

 

Certamente i primi manufatti prodotti nell' isola sono stati gli strumenti di caccia, di pesca e di lavoro, i curiosi contenitori di fibre vegetali in giunco, asfodelo, canne, biodo, salice, mirto, lentischio e fieno: tutta una gamma di oggetti pratici come cestini, corbule, sporte, canestri e stuoie, solidi nella struttura ed eleganti nella forma, diventati elementi richiestissimi per l'arredamento moderno.

 

Anche gli utensili di osso, di corno, di ferula, di sughero, di legno e di pelle (aghi crinali, tazze, sgabelli, barilotti, otri, cinture, sacche e borse) decorati con motivi d'intonazione naive e di gusto anticlassico, sicuramente risalgono nell'origine culturale alle civiltà  più  lontane nel tempo, così come l'incisione su legno o su altri materiali ha preso sviluppo da un'abitudine diffusissima di decorare con la punta del coltello gli oggetti di uso quotidiano: una pratica che ha poi suggerito le moderne xilografie degli artisti colti e la produzione dei mobili domestici, come le stupende casse ornate di motivi geometrici o floreali stilizzati o con disegni astratti austeri nell'impostazione.

Le arche nuziali di stile barbaricino sono ancor oggi prodotte nei paesi dell'interno, in legno di castagno «verniciato» col sangue ancora caldo degli animali appena macellati, ricche di motivi ornamentali armoniosi ed equilibrati, con la raffigurazione dei temi tratti dai sarcofagi classici, di rosoni, riquadri, lunotti, mascheroni, uccelli rampanti, clessidre, alberi, animali, frutti e fiori, tutti quei disegni che compaiono puntualmente nei lavori di tessitura, nella ceramica, nella gioielleria, nei ferri battuti ed in tutti i manufatti di genuina produzione popolare.

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